Quando si tratta di scegliere credo sia difficile dare una ricetta pronta o un prontuario contenente tutte le opzioni migliori. D'altronde se fosse chiara fin da subito quale strada sia la migliore, la parola stessa scelta perderebbe di significato.
Questa breve introduzione per portare alla vostra attenzione due riflessioni volanti, frutto del cammino di questi anni e soprattutto dell'esperienza di questi mesi.
Punto primo: le scelte, seppur positive, approvate, vagliate e soppesate, costano. E quando dico che costano intendo proprio che, salvo miracoli fuori natura fanno sempre male, almeno inizialmente.
Se come essere umani siamo portati infatti a mantenere il nostro status quo, ne consegue che essere strappati dal proprio nido è qualcosa che forza questo stato e comporta un senso di smarrimento che poi traduciamo appunto nel dolore di cui sopra.
Giusto per entrare nel personale e dare qualche esempio, nell'ultimo anno sono state diverse le scelte che ho dovuto compiere e anche una così importante, bella e aspettata come quella del matrimonio si è rivelata sul filo lana foriera di una valle di lacrime. E quando dico valle intendo proprio che se avessi continuato di quel passo avrei causato l'intervento della protezione civile.
E così en passant sfatiamo anche il mito dell'uomo come pezzo di ferro, tanto falso quanto divertente.
Secondo punto: qualsiasi scelta prenderete, anche quella migliore, state certi che troverete almeno un ottimo motivo che vi dirà che era meglio optare per un'altra strada. Non se ne esce, gira che ti rigira difficilmente riusciamo ad accontentarci.
Ovviamente questi due pensieri non vogliono essere dei dogmi validi per tutti, ma ho una buona sicurezza nell'affermare che bene o male non sono andato molto lontano dal definire la realtà.
Ma veniamo, giusto per non causare crisi narcolettiche, al perchè di questo post.
Beh, semplicemente vedo che uno dei motivi che corre imperanti, a partire dagli "adulti" e a seguire i giovani (che ovviamente seguono a specchio quanto viene loro tramandato "saggiamente") è quello della filosofia della non scelta. Piuttosto che modificare il proprio status quo meglio abbandonarsi all'inerzia.
Ecco, questa è una cosa che trovo profondamente sbagliata, sia perché rinnega l'essenza della vita in quanto tale, sia perché appiattisce quell'enorme bagaglio di opportunità e talenti che ognuno porta dentro di sè. E questo nonostante, o meglio SOPRATTUTTO per i due pensieri di cui parlavo prima.
Perché è solo scegliendo che si decide chi vogliamo essere, non facendolo decidere agli altri.
Credere quindi in se stessi per credere negli altri, non avere paura e affrontare il futuro invece che seguirlo credo che possano essere tutti consigli utili per avere qualche sorriso in più e qualche scazzo in meno.
O almeno, io la vedo così, giusto per evitare anche chi poi si lamenta che tutto va male e poi non DECIDE di fare qualcosa.

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