Capita che arrivi una serata in cui si cerchi qualcosa che possa mettere in stand by il cervello, sovraccarico di pensieri che probabilmente starebbero meglio in qualche neurone inaccessibile.
Ieri sera eccomi quindi posizionato sul divano per la visione di Cado dalle Nubi, il primo film avente come protagonista Checco Zalone (uno dei n mila comici di Zelig) e in teoria uno di quei titoli dove l'unico scopo è ridere senza soluzione di continuità. Non dico cinepanettone solamente perchè non so quando sia uscito ai tempi, ma siamo su quei livelli.
Ieri sera eccomi quindi posizionato sul divano per la visione di Cado dalle Nubi, il primo film avente come protagonista Checco Zalone (uno dei n mila comici di Zelig) e in teoria uno di quei titoli dove l'unico scopo è ridere senza soluzione di continuità. Non dico cinepanettone solamente perchè non so quando sia uscito ai tempi, ma siamo su quei livelli.
Peccato che dopo circa novanta minuti di visione si arrivi alla brutta sorpresa che di concreto da ridere c'è veramente poco: non so se per una mia colpa atavica, per un mio umorismo oramai irremediabilmente di nicchia o perchè semplicemente tutto si basi su una comicità basata su inflessioni dialettali e poca sostanza dietro, ma vi confesso che non mi sono divertito come mi aspettavo e che addirittura a volte abbia faticato a seguire l'andamento della trama.
A onore di cronaca è vero, passati i primi venti, pesanti, minuti il film riesce un minimo a decollare raggiungendo le soglie della sufficienza striminzita alla fine del suo percorso, ma bollarlo come commedia è veramente eccessivo e se vogliamo quasi offensivo per altri capolavori del genere.
Perchè ve ne parlo quindi? Beh, capita a volta che basti un singolo passaggio per riabilitare un insieme o un gruppo di cose il cui valore è pressochè nullo. Avete presente la mediocre squadra di provincia che si scopre con un campione in casa? Ecco, siamo da quelle parti.
Verso il finale del film il buon Checco canta una canzone che grossomodo si diverte a scimmiottare uno dei successi di Morandi, "Uno su mille ce la fa", chiedendosi gli altri 999 che fine fanno. E lì mi sono illuminato.
Perchè è proprio vero che spesso stiamo a guardare solamente l'eroe di turno, quello che fa notizia, quello che primeggia su tutto e tutti e ci dimentichiamo di chi si sforza, di chi si spacca la testa per riuscire, ma alla fine per un motivo o per un altro cade e non raggiunge la meta. E vedere che alla fine uno di questi "ultimi" ce la fa, con buona pace del buonsenso dovuto per la tipologia di film in questione, spezza solo di poco l'incantesimo creato.
Diciamo una buona dose di ottimismo che non guasta mai e che permette di leggere l'intera pellicola in un'altra chiave, sicuramente più meritevole.
VOTO FILM: 6------
VOTO MORALE: 7 1/2

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