mercoledì 22 dicembre 2010

Trenitalia, pendolari e la conservazione degli alimenti

Per mia sfortuna o fortuna non ho mai provato l'ebrezza del pendolarismo, quello strano stato dell'essere per cui è necessario intraprendere un viaggio ascetico per portarsi dalla propria casa al luogo di lavoro.

Secondo le teorie più diffuse questo angusta metafora della vita dovrebbe avvenire nel modo più indolore possibile, secondo il vecchio adagio che spesso il recarsi a lavoro/università non rientra tra i desideri più ambiti e quindi meglio renderlo, per quanto possibile, agevole e delicato.

Questa premessa per raccontarvi che lunedì mi sono trovato su uno di questi carri della sperenza, quando con una mia certa sorpresa noto un cartello (consunto) attaccato su una porta di un vagone il quale indicava che il riscaldamento era rotto. Poco male mi sono detto, basta cambiare carrozza e il problema si risolverà senza colpo ferire.

Peccato che la stessa situazione si era riproposta per tutto il treno, cosa che mi ha costretto ad effettuare un viaggio con una temperatura che poteva oscillare fra i 5 e i 10 gradi Celsius, cosa che neanche il tanto bramato "effetto stalla" è riuscito a portare dei benefici alla mia situazione.

Oltre il danno ecco giungere poi anche la beffa, nella figura di un controllore che passa ad obliterare il biglietto (come, non mi regalano il viaggio??) oppure nella scoperta che tale situazione è molto più frequente di quella che potevo immaginare. Testimonianza questa di uno sparuto gruppo di pendolari ancora in grado di riuscire a proferire parola prima di rintanarsi a guscio per sfruttare ogni scintilla di calore disponibile.

Ora, capisco che Trenitalia voglia conservare al meglio i propri viaggiatori, ma farsi la tratta Cantù - Milano a temperature più consone alla Transiberiana che alla Pianura Padana qualche dubbio sulla qualità delle ferrovie me lo fa nascere; vedere poi che sono previsti rimborsi per i ritardi e non (salvo errori) per disfunzioni di questo genere mi fa nascere invece un po' più di nervoso.

Quel tipo di nervoso che a me tocca una volta ogni x giorni (se non mesi), mentre per qualcuno è la cronaca quotidiana di uno lento snervamento. E credo che fra chi leggerà questo intervento, saranno in diversi a poter confermare.
Poetico il treno vero?



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