Scrivo velocemente, un po' perché domattina mi aspettano giusto quegli 80 cm di neve da spalare, un po' perché l'argomento in questione è sicuramente pregno di così tanti risvolti che avere in questo momento un'immagine chiara della situazione e dei possibili scenari è davvero complicato.
Ma nella marea di commenti, notizie, servizi e approfondimenti che si stanno succedendo in queste ore (sì, per i più distratti sto parlando del fatto che il Papa abbia deciso di abdicare), volevo semplicemente condividere e comprendere, con chi vorrà leggere queste parole, il peso di una scelta, fatta da un uomo con quella che spero e immagino sia una dose di umiltà non indifferente. Criticata da molti, compresa da altri, ma difficile, questo credo sia indubbio.
Così come allo stesso tempo credo sia stata una scelta ammirevole quella del predecessore Giovanni Paolo II, ovvero di rimanere sulla "croce" fino all'ultimo secondo e all'ultimo istante, mettendo a nudo la propria fragilità di essere umano.
Contraddizioni? No. Solo che credo che in un periodo storico dove è molto più facile (più comodo?) farsi scegliere o dove si teme sempre di poter prendere una strada invece che un'altra, il coraggio di due uomini (perché ricordo che di uomini, con i loro pregi e con i loro difetti stiamo parlando) di prendere una strada netta e in contrasto con quello che i più avrebbero richiesto sia da ammirare. Credenti o meno, una lezione importante.
E per questo farò finta di non ascoltare dietrologie, commenti piccati, analisi da moviola o discorsi di piazza.
Voglio solamente comprendere e condividere la debolezza di un uomo che davanti alla Prova ha deciso di fare un passo indietro. E che ha saputo scegliere.
Poteva continuare? Forse. Tutto ciò potrebbe non essere il bene per la "sua Chiesa"? Anche. Ma ha scelto.
Quanti là fuori possono dire lo stesso?

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